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DA VEDERE A SIENA E IN PROVINCIA

Siena è famosa in tutto il mondo per il suo enorme patrimonio artistico e storico, nonchè per la struttura urbana medievale e per il celebrerrimo Palio di Siena. Il centro storico è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1995.

PIAZZA DEL CAMPO
Piazza del Campo è la piazza principale della città di Siena. Unica per la sua particolare e originalissima forma a conchiglia, è rinomata in tutto il mondo per la sua bellezza ed integrità architettonica, nonché per essere il luogo in cui due volte l'anno si svolge il Palio di Siena. Per un'antica convenzione, la piazza e il Palazzo Pubblico non appartengono a nessuna contrada. La piazza si trova nel punto nodale dove si diramano le tre principali vie cittadine, spine dorsali dei Terzi, distinguendosi come uno unitario di sublime armonia, frutto più alto della passione senese per la bellezza, manifestata precocemente dal popolo ancora prima del celebre statuto del 1262 dedicato all'urbanistica e all'estetica cittadina. Ciò ne fa una delle più alte creazioni dell'urbanistica medievale. La forma della piazza è emiciclica, rassomigliante una valva di conchiglia inclinata verso mezzogiorno, con nove spicchi definiti da fasce bianche sulla pavimentazione in cotto. Racchiusa dalla cortina quasi continua di edifici, vi si diramano undici varchi (un tempo dodici), mascherati sapientemente dall'uso delle volte e dalla disposizione su più livelli dell'abitato. La geometria appare coniugata sapientemente con la forma del territorio, arrivando a tradurre le peculiarità del luogo in un ambiente progettato. Il fulcro dell'intera piazza è il palazzo Pubblico, che chiude scenograficamente lo spazio a valle e verso il quale convergono tutte le linee visive, dei dislivelli, delle cortine edilizie e della pavimentazione, esaltandone il valore simbolico. La circonferenza della piazza è 333 metri ed è articolata in due aree: "di basso", l'invaso centrale e a sud, pavimentato con mattoni disposti "a coltello" e divisa in nove spicchi, e la cortina attorno, lastricata. Il numero nove evocherebbe il Governo dei Nove.

  • Palazzo Comunale
    È il palazzo costruito dal governo della Repubblica di Siena tra il 1298 e il 1310 come sede del Governo dei Nove. Non fu usata la pietra, ma il mattone, mentre gli elementi bianchi sono in marmo. Ogni finestra è ornata da un’ogiva che la contiene. I merli sono di tipo guelfo.
  • Torre del Mangia
    Era il "campanile" laico del Palazzo Comunale ed è così chiamata dal soprannome di "mangiaguadagni" dato al suo primo custode Giovanni di Balduccio (o "di Duccio"), famoso per apprezzare molto i piaceri del cibo e sperperare quindi a tavola i propri guadagni. È tra le torri antiche italiane più alte, arrivando a 102 metri fino al parafulmine (seconda solo al Torrazzo di Cremona). Fu costruita tra il 1325 e il 1348. I quattro angoli sono perfettamente orientati in direzione N-S ed E-O.
  • Cappella di Piazza
    È il tabernacolo marmoreo che sorge ai piedi della Torre del Mangia, sporgente rispetto al profilo del Palazzo comunale. Fu edificata nel 1352 per ringraziare la Vergine Maria dello scampato pericolo della peste nera che aveva colpito la città nel 1348. Sopra l'altare, tra il 1537 e il 1539, Giovanni Antonio Bazzi detto Il Sodoma affrescò la Madonna con il Figlio e Dio Padre, i cui resti si conservano oggi nel Museo Civico all'interno del Palazzo Pubblico.
  • Fonte Gaia
    Inaugurata nel 1386 nella gioia generale per la prima fonte pubblica cittadina (da cui in nome "Gaia"), venne decorata tra il 1409 e il 1419 da statue e rilievi di Jacopo della Quercia, originale sintesi tra la tradizione gotica e innovazioni rinascimentali. I rilievi odierni sono copie che vennero scolpite da Tito Sarrocchi nel 1868.
  • Palazzo Chigi-Zondadari
    È il primo palazzo che si incontra nell'emicilio dallo sbocco di via dei Rinaldini (detto anche Chiasso Largo). Si tratta di un palazzo di antica origine, rifatto nel 1724 su progetto di Antonio Valeri.
  • Palazzo Sansedoni
    Segue palazzo Sansedoni, che ha una maestosa mole in laterizio, nato dall'aggregazione di più palazzi gentilizi nella prima metà del Duecento, poi rifatto e ampliato nel 1339 da Agostino di Giovanni. Tra due dei palazzi che formarono palazzo Sansedoni si trovava il dodicesimo accesso alla piazza, poi chiuso.
  • Loggia della Mercanzia
    Tra i vicoli di san Pietro e di San Paolo si trova la facciata posteriore della Loggia della Mercanzia, su disegno di Ferdinando Fuga realizzata nel 1763.
  • Case De Metz
    Nel blocco successivo, procedendo a sinistra, si trovano le Case De Metz, una serie di edifici con paramento in laterizio in cui si vedono tracce di finestre ogivali, un tempo appartenenute ai palazzi Saracini e Scotti.
  • Costarella dei Barbieri
    Detta anche semplicemente "Costarella", si tratta di una ripida strada che si trova sul luogo dell'antica Porta Salaria, dell'XI secolo, posta lungo la cinta primitiva; importantissimo varco, collega la piazza con la via Francigena a nord e la strada verso al Maremma a sud, nonché, tramite via dei Pellegrini, permette la comunicazione col Duomo. Vi si affaccia la Torre delle Sette Seghinelle.
  • Palazzo d'Elci
    Ultimo edificio monumentale sulla piazza a ovest è il palazzo d'Elci, già degli Alessi, riconoscibile dalla merlatura guelfa; fu completamente ristrutturato nel XVI e nel XVII secolo.

PIAZZA DEL DUOMO
Piazza del Duomo fiancheggia la cattedrale di Santa Maria Assunta con una forma a "L" e con una continuazione ideale nella mancata navata del "Duomo Nuovo", oggi piazza Jacopo della Quercia. Oltre al celebre edificio religioso, vi si affaccia il complesso museale di Santa Maria della Scala. La straordinaria facciata del Duomo domina visivamente la piazza, con la luce che la illumina per gran parte della giornata senza ombre dagli edifici circostanti, che sono comunque calibratamente vicini. Essa venne realizzata nella parte inferiore tra il 1285 e il 1296 da Giovanni Pisano in stile Gotico con influssi rayonnant, e nella parte superiore da Camaino di Crescentino e terminata nel 1317. I gradini che sollevano la cattedrale sono conclusi in una proporzionata piattaforma che fa da base al monumento, sulla quale si trovano, in corrispondenza degli ingressi principali, intarsi marmorei (oggi copie degli originali) che rappresentano le Cerimonie dell'iniziazione di Nastagio di Gaspare, databili al 1450. Agli angoli della scalinata due Lupe con i gemelli in marmo su colonne sono opera rispettivamente di Giovanni Pisano e di Urbano da Cortona, entrambe ricoverate nel vicino Museo dell'Opera Metropolitana e sostituite da copie. Il lato destro dell'edificio, quello che dà sulla piazza, è più semplice, spiccandovi la sola Porta del Perdono ornata da un bassorilievo della Madonna col Bambino di Donatello (pure in copia). Il campanile, a fasce bianche e nere, venne innalzato inglobando una parte dell'antica torre dei Bisdomini, verso il finire del Duecento. Il lato opposto alla facciata della cattedrale è occupato dall'ex ospedale di Santa Maria della Scala, che proprio alle gradinate del Duomo deve il suo nome. Fondato dagli stessi canonici per dare ospitalità ai pellegrini, assistere i poveri, i malati e accogliere i fanciulli orfani, fu tra Medioevo e Rinascimento una delle più grandi e importanti strutture del genere in Toscana. Il suo prestigio si rispecchia oggi nella ricca decorazione del complesso, divenuto nel frattempo museo. All'interno sono ospitate solo una piccola parte delle opere d'arte possedute dall'ospedale (molte sono alla Pinacoteca Nazionale), ma sufficienti a dare un'idea dell'antico splendore. Ospita inoltre il Museo archeologico nazionale (nei sotterranei) e i pezzi originali della Fonte Gaia, sia di Jacopo della Quercia che del rifacimento ottocentesco di Tito Sarrocchi. Il lato nord della piazza è invece occupato dal Palazzo Arcivescovile, che oggi presenta una facciata settecentesca, mimettizata però dall'uso dello stile gotico-senese del Trecento. Qui fino a metà del Seicento ebbro sede i Canonici e il rettore dell'Opera, mentre l'arcivescovo, come già accennato, abitava in un palazzo che stava addossato al fianco destro della cattedrale.

IL DUOMO
La cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta è il duomo di Siena, situato nell'omonima piazza. Costruita in stile romanico-gotico italiano, è una delle più significative chiese realizzate in questo stile in Italia. La facciata, tutta in marmo bianco con qualche decorazione in rosso di Siena e serpentino di Prato, è divisibile in due metà, inferiore e superiore, riferibili a due distinte fasi costruttive. La ricchezza della decorazione, prevalentemente scultorea, nasconde irregolarità e asimmetrie derivate dalla lunga fase costruttiva a cui misero mano molteplici progettisti. La facciata inferiore fu realizzata da Giovanni Pisano ed è riferibile a uno stile romanico-gotico di transizione. Questi vi lavorò tra il 1284 e il 1297, prima di allontarsi improvvisamente da Siena, probabilmente per le critiche mossegli dal comune per gli sprechi e la disorganizzazione. A questa fase risalgono i tre portali (con strombo, lunette e ghimberghe) e i due torrioni laterali. il portale centrale ha un arco a tutto sesto, quelli laterali leggermente ogivali; gli sguanci sono decorati da sottili colonne ritorte, con capitelli scolpiti a fogliame. Esse sorreggono gli archivolti, anch'essi ritorti, aventi come chiavi di volta teste di satiri. Tre ghimberghe sormontano gli archi. Esse sono decorate da foglie rampanti e al centro recano dei busti, aggiunti però solo nel XVII secolo. Sulla sommità sono presenti delle statue, rappresentanti Angeli (ghimberghe laterali) e una statua della Vergine (ghimberga centrale), alla quale il grande rosone sembra fare da aureola. I torrioni laterali esterni sono tozzi e robusti, alleggeriti solo da slanciate finestre, che si aprono negli incassi, e da edicole cuspidate con statue, doccioni e coronamenti gotici. Giovanni Pisano curò anche la decorazione scultorea, e corredò la facciata di un sorprendente ciclo di statue gotiche. Quelle a figura umana sono in totale quattordici, di cui otto in facciata, tre sul lato sinistro della facciata e tre su quello destro. Queste hanno come soggetto Profeti, Patriarchi, Filosofi pagani e Profetesse e rappresenta un unicum nella scultura gotica italiana in quanto hanno un programma iconografico preciso dove tutte le figure, volontariamente o involontariamente, annunciano la Venuta di Cristo. In facciata troviamo, da sinistra a destra, il Filosofo Platone, il Profeta Abacuc, una Sibilla, Re David, Re Salomone, Mosè e Gesù di Sirach. Sul lato sinistro troviamo un figura non ben identificabile, il Profeta Isaia, e l'Indovino (e profeta involontario) Balaam. Sul lato destro troviamo infine Simeone, la Profetessa Maria di Mosè e il Filosofo Aristotele. Al di sotto di queste statue troviamo figure di animali, mentre più in alto, tra la Madonna e gli Angeli e appoggiate sull'architrave, troviamo le rappresentazioni antropomorfe dei Quattro Evangelisti. Tutte le statue sono copie di originali conservati al Museo dell'Opera del Duomo. Di Giovanni Pisano o della sua bottega sono anche le statue dei torrioni laterali, fino alla sommità. Eccezione a questa statuaria annunciatrice della venuta di Cristo, è l'architrave con Storie della Madonna che si colloca sopra il portale centrale e sotto la lunetta, ritenuto opera originale di Tino di Camaino del primo o secondo decennio del XIV secolo, e i busti dei beati senesi Giovanni Colombini, Ambrogio Sansedoni e Andrea Gallerani, scolpiti entro i timpani delle ghimberghe da Tommaso Redi (anni trenta del XVII secolo). Allo stesso secolo risale anche il trigramma bronzeo del nome di Cristo che si trova sulla lunetta del portale centrale. La porta bronzea del portale centrale è infine di Enrico Manfrini (1958) e raffigura la Glorificazione di Maria. Davanti alla facciata si trovano tarsie marmoree ìanaloghe a quelle del pavimento all'interno. Oggi si tratta di copie degli originali del 1450 di Nastagio di Gaspare, raffiguranti le Cerimonie dell'Ordinazione. La parte superiore della facciata è opera di Camaino di Crescentino (padre del più famoso Tino di Camaino), che vi lavorò tra il 1299 circa e il 1317. Un tempo la paternità del progetto era attribuita a Giovanni di Cecco, che vi avrebbe lavorato dopo il 1376, sulla base di un documento che parlava di lavori “alla Facciata in piazza del Duomo, logia del vescovo”, che si pensava si riferissero alla facciata del duomo e invece riferiti alla facciata del Palazzo Vescovile, anch'essa sulla stessa piazza e anch'essa dimora del vescovo. Il ritrovamento di un documento del 1310 che incita alla realizzazione di un mosaico per la cuspide centrale e tre cronache trecentesche precedentemente ignorate, che datano al 1317 il completamento della facciata, hanno chiarito questo aspetto. Camaino di Crescentino dette alla facciata l'odierno aspetto tricuspidale. Un bellissimo rosone si apre al centro, incorniciato da nicchie gotiche contenenti i busti di Apostoli e Profeti che rendono omaggio alla Madonna col Bambino, identificabile nella nicchia centrale superiore (gli originali sono nel Museo dell'Opera del Duomo). Ai lati due pilastri incorniciano questa struttura e terminano in pinnacoli e quindi in sottilissime guglie, accentuando lo slancio verso l'alto dell'edificio. Lateralmente sono presenti due ordini di loggette, mentre il tutto è sormontato da tre cuspidi dorate. I tre mosaici dorati, che raffigurano da sinistra a destra la Presentazione di Maria al Tempio, L'Incoronazione della Vergine e La Natività di Gesù, furono eseguiti a Venezia nel 1878, su disegno di Alessandro Franchi. Il rosone reca invece una vetrata di Pastorino dei Pastorini (metà del XVI secolo), raffigurante l'Ultima Cena e visibile dall'interno. Nel complesso la facciata superiore è in stile gotico fiorito. Intorno ai primi anni del Trecento, l'architetto senese Lorenzo Maitani iniziò i lavori per la facciata del Duomo di Orvieto, visibilmente influenzata dalla facciata superiore senese. Essendo però tale stile applicato a tutta la facciata, anziché alla sola parte superiore, la facciata della cattedrale orvietana risulta una versione perfezionata della facciata senese. Non è del tutto chiaro chi delle due fece da modello all'altra, ma avendo i lavori di Camaino di Crescentino anticipato di qualche anno quelli di Lorenzo Maitani ed avendo la città di Siena influenza maggiore rispetto a quella di Orvieto, è probabile che sia stata Siena a fare da Modello ad Orvieto, piuttosto che viceversa. In ogni caso è evidente a Siena un difetto architettonico, con i pilastri ai lati del rosone che non coincidono con quelli ai lati del portale mediano, nella metà inferiore. La facciata sud, del battistero, si presenta decorata a strisce con marmi bianchi e neri come dello stemma della città. Una serie di eleganti bifore gotiche cuspidate decora e allo stesso tempo alleggerisce la mura. I contrafforti leggermente emergenti terminano non in pinnacoli, bensì in statue, dando un tono di grazia e maestà. L'ordine superiore riprende il tema di quello inferiore, solo che in questo caso è decorato da finestroni a trifora e le strisce bianche e nere sono più ravvicinate. La cupola è caratterizzata da due ordini di logge, uno fatto di colonne binate slanciate e archetti a sesto acuto e l'altro di colonne singole più corte ed archetti a sesto ribassato. L'emisfero è fatto in laterizi e coperto da lastre di piombo. Fu completata entro il 1263 con la collocazione sulla cima della mela di rame da parte del Rosso Padellaio. La cima della cupola fu però ricostruita da Barna di Turino nel 1385, prima che nel 1667 fosse costruita la lanterna attuale, per un'altezza globale di 48 metri. La presenza dell'attuale palazzo, addossato sul lato sinistro della chiesa, fa sì che sporga dalla navata della chiesa solo una monofora chiusa. Il fianco destro invece è libero ed è dominato dalle fasce bianche e nere del paramento, spartite dai contrafforti dei pilastri delle navate. Ciascuno è coronato dalla statua di un Profeta, copie degli originali trecenteschi custoditi nel museo. Tra i pilastri si aprono quattro finestroni gotici a tabernacolo, affini a quelli dell'abbazia di San Galgano, con restauri del 1898 eseguiti su progetto di Agenore Socini. Sulla crociera, dove si trovano cinque bifore, si apre la Porta del Perdono, che nella lunetta ha una Madonna di Donatello (oggi in copia, originale nel museo) e due imposte bronzee di Vico Consorti (1946), con pannelli che ricordano le Consacrazioni della città alla Madonna. Il campanile è anch'esso in stile romanico, è in fasce di marmo bianco e verde e dotato di sei ordini di finestre, che da monofore (quelle più in basso) diventano esafore (quelle più in alto). Fu completato nel 1313 e raggiunge un'altezza di 77 metri. L'interno ha un'aula divisa in tre navate da pilastri polistili, con un transetto diviso in due navate (quattro se si considerano anche le cappelle) e un profondo coro; misura 89,4 m in lunghezza, 24,37 di larghezza alle navate e 54,48 alla crociera. La crociera del transetto è costituita da un esagono sormontato dall'audace cupola a base dodecagonale (fra le più grandi all'epoca della costruzione). La pianta è divisa in numerose campate (quadrate nelle navate laterali e rettangolari in quella centrale, come le cattedrali gotiche francesi) dai pilastri e scandite da leggerissimi archi a tutto sesto. Le volte sono a crociera in tutte le navate, decorate da un azzurro stellato. Il claristorio è molto alto, decorato da archi a sesto acuto e dotato da raffinate e traforate trifore (bifore nel transetto) che illuminano tutto l'interno. Due magnifici rosoni sono presenti in controfacciata e sul coro. All'esterno, quattro grandi contrafforti respingono la spinta verso il basso delle volte del coro. Tutta la struttura interna è dominata dalla bicromia bianca e nera, riferimento ai colori dello stemma di Siena, creando un ricercato effetto chiaroscurale.

IL BATTISTERO
Il Battistero di San Giovanni si trova nell'omonima piazza di Siena, al di sotto delle campate finali del coro del Duomo. Si raggiunge dalla scalinata di piazza San Giovanni. La facciata incompiuta è prevalentemente in marmo bianco e continua, verso l'alto, fino a coprire gran parte dell'abside del Duomo. È tripartita da quattro grandi pilastri e presenta tre portali strombati, coronati da archetti pensili e una cornice. Tre bifore superiori illuminano l'aula, anche se quella centrale è tamponata dal XVI secolo. Il pavimento davanti ai portali ha mosaici a graffito e commesso marmoreo, oggi consunti, relativi al tema del battesimo. Quello a sinistra è di Bartolomeo di Mariano (1450), e gli altri due sono su disegno di Antonio Federighi (1451). La sala rettangolare è divisa da due colonne in tre navate a due campate ciascuna, per un totale di sei ambienti coperti da volte a crociera ogivali. Contiene una sola abside. La sala rettangolare è divisa da due colonne in tre navate a due campate ciascuna, per un totale di sei ambienti coperti da volte a crociera ogivali. Contiene una sola abside. Al centro è presente la fonte battesimale esagonale, opera di grande pregio, fondamentale esempio della scultura rinascimentale del primo Quattrocento. Realizzata in marmo, bronzo e smalto, tra il 1417 e il 1431, vi lavorarono i maggiori scultori del tempo: Donatello (autore della formella del Banchetto di Erode e delle statue della Fede e della Speranza), Lorenzo Ghiberti (Cattura del Battista e Battesimo di Cristo), Giovanni di Turino, Goro di Neroccio e Jacopo della Quercia (autore della statua del Battista sulla sommità e altre figure).

CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA
La chiesa della SS. Annunziata si trova di fronte al Duomo, inglobata nel complesso dell'antico ospedale di Santa Maria della Scala. Inusuale e contemporaneamente monumentale per l'unica grande navata e l'alto soffitto, ha un altare che si trova in posizione rialzata rispetto al resto della chiesa, al culmine di un'ampia scalinata. Nel presbiterio le pareti laterali risultano così innalzate fino alla quota della merlatura dell'attiguo Palazzo del Rettore. Contiene alcune importanti opere d'arte, primo fra tutte l'affresco dell'abside. Questo venne realizzato al posto dell'Incoronazione della Vergine di Francesco di Giorgio Martini, nel 1731-32 da Sebastiano Conca, un artista napoletano. L'opera è imponente e studiata nell'aspetto prospettico particolare, dovuto alla forma non a croce latina della chiesa stessa. Rappresenta la Piscina probatica (detta anche Piscina di Siloan), riferita ad un passo del Vangelo di Giovanni dove si descrive come gli infermi sostino vicino alla vasca sperando in una guarigione miracolosa. Si tratta dell'ultima committenza importante voluta dal governo dell'adiacente ospedale di Santa Maria della Scala. L'affresco è stato restaurato nel 2004. Sulla sommità dell'altare maggiore spicca ilCristo risorto di Lorenzo Vecchietta (firmato e datato 1476), capolavoro del Quattrocento senese più espressivo, spesso relazionato alle opere di Donatello in città. Ai lati i due angeli reggicandelabro bronzei sono cinquecenteschi, dell'orafo e scultore Accursio Baldi, mentre le altre sculture marmoree sono della bottega del Mazzuoli, a cui spetta anche il rilievo col Cristo deposto sul fronte dell'altare stesso, opera probabilmente autografa. Negli altari laterali, databili alla donazione Chigi, vennero collocate l'Assunzione di Pietro Locatelli, l'Annunciazione di Giovanni Maria Morandi, la Visione di santa Teresa di Ciro Ferri e la Santa Francesca Romana di Antonio Nasini, quest'ultima andata distrutta durante un incendio e sostituita poi da una croce dipinta del Trecento. Nella chiesa, sul muro laterale destro, si trova l'organo del 1518, con un raffinato intaglio e una decorazione pittorica dello specialista Giovanni di maestro Antonio "piffaro". Sul lato opposto si trova una cantoria detta Cappella della Musica, in legno intagliato, tornito e dorato; simile all'organo per stile, risale alla prima metà del Seicento. A metà della navata, in due nicchie, si trovano due sculture con l'Angelo annunciante e la Vergine annunciata, omaggio alla titolazione della chiesa. L'acquasantiera, a sinistra della porta d'ingresso, risale al 1453, di Urbano e Bartolomeo da Cortona. Notevole è anche l'alto soffitto a cassettoni.

PIAZZA JACOPO DELLA QUERCIA
A destra del Duomo l'ampio spazio in cui sarebbe dovuta sorgere la grande cattedrale trecentesca, si trova oggi il cosiddetto "Duomo Nuovo", ovverso uno spazio in cui resta costruita la prima navata (sede oggi del Museo dell'Opera del Duomo) e il cosiddetto facciatone. Tale spiazzo si chiama oggi piazza Jacopo della Quercia. Via si affaccia il Palazzo Reale, opera di Bernardo Buontalenti della fine del Cinquecento, nato per ospitare il governatore mediceo della città. Oggi ospita la Prefettura e l'Amministrazione provinciale.

BASILICA DI SAN DOMENICO
La basilica di San Domenico è una delle più importanti chiese di Siena e si trova tra il piazzale di San Domenico e via della Sapienza. Eretta nel XIII secolo, fu ingrandita nel secolo successivo. Contiene la testa-reliquia di santa Caterina da Siena, entro una splendida cappella rinascimentale costruita per l’occasione. La basilica sorge sul sommo del poggio tufaceo di Camporegio e domina il piano di Fontebranda; dall'alture si gode un'ottima vista della Duomo e della Torre del Mangia. La basilica ha un aspetto severo e massiccio nella sua architettura in mattoni, tipica degli ordini mendicanti che ricercavano materiali umili per la costruzione delle loro chiese. Lo stile è gotico cistercense, soprattutto nella parte absidale. La vista dalla piazza offre il fianco sinistro della basilica, dove si trova il portale di accesso. Il fianco destro è invece coperto dai locali del convento. La facciata è a capanna, liscia e priva di decorazioni, se si eccettua l’alto occhio che le fa da rosone. È oltretutto coperta in larga parte dalla cappella delle volte, cui si accede dall’interno della chiesa e che è sporgente rispetto alla superficie della facciata. Ciò rende la facciata anomala e ha fatto sì che l’accesso della chiesa avvenisse dal fianco sinistro, proprio perché in facciata non vi era alcuno spazio disponibile. Suggestiva è la vista del lato posteriore della chiesa (transetto e cappelle terminali), che si gode dal colle opposto rispetto a quello in cui sorge la basilica, ad esempio da via di Fontebranda o da via di Diacceto.
Sulla sinistra si trova il campanile del 1340, sbassato a inizio del Settecento e coronato di merli dopo il sisma del 1798. L'edificio presenta una pianta a croce egizia, con unica navata ampia coperta a capriate a vista, un transetto anch'esso coperto a capriate e molte cappelle voltate a crociera ricavate entro la parete di fondo, tutte terminanti con una parete piatta. La cappella centrale è simile alle altre del transetto nella forma, ma con maggiore altezza, larghezza e profondità. Tale pianta cistercense era un modello architettonico degli ordini mendicanti, che mirava sia a creare un ambiente di estese dimensioni, adatto alla predicazione a ingenti masse di fedeli, sia a eliminare gli eccessi decorativi. La proiezione verticale della navata è a due piani con altari al primo piano e finestre gotiche con vetrate al secondo piano. Le vetrate sono opera di Bruneo Saetti e Domenico Cantatore nella parete destra, Fabrizio Clerici e Giorgio Quaroni su quella sinistra, Bruno Cassinari nel presbiterio. Tutte le pareti interne sono intonacate in seguito al ripristino effettuato nel XX secolo, ma sono comunque abbellite da numerose tele, molte delle quali di notevole interesse. Entro la parete destra della navata si apre la pregevole Cappella di Santa Caterina, che raccoglie la testa-reliquia della santa oltre a rappresentare uno scrigno di arte rinascimentale.

  • CAPPELLA DELLE VOLTE - E' accessibile dalla controfacciata della chiesa tramite due ampie arcate su pilastri, ed è sopraelevata rispetto al pavimento della basilica. È l’antico luogo di preghiera delle Terziarie Domenicane dette Mantellate e risale al Trecento. Consta di due campate voltate a crociera che erano un tempo chiuse da un muro che separava, al livello della controfacciata, l’ambiente della cappella dalla navata della chiesa. Un tempo la cappella era accessibile solo tramite la piccola scalinata a livello della campata sinistra che è visibile ancora oggi. I restauri del XX secolo eliminarono il muro divisorio e collocarono l’ampia scalinata sulla destra che permette l’accesso alla cappella ancora oggi. In questa cappella santa Caterina da Siena ricevette la tunica della Mantellate, fu vista più volte in estasi, disse di aver recitato più volte i Salmi insieme a Gesù Cristo, di aver scambiato con questi il suo cuore, e di avergli donato la veste nelle sembianze di pellegrino. Tra i dipinti presenti, di particolare interesse è l'affresco sulla parete di fondo risalente all’ultimo quarto del XIV secolo e raffigurante Caterina e una devota; è ritenuto un ritratto veritiero della santa in quanto il suo autore (Andrea Vanni) era un discepolo della santa che ebbe sicuramente occasione di vederla più volte. Le restanti tele risalgono tutte al XVII secolo e descrivono episodi della vita di santa Caterina o comunque fatti o miracoli post-mortem riconducibili alla santa. Nella prima campata, opposta alla parete di fondo, si trova la Canonizzazione di santa Caterina di Mattia Preti (1672-1673), affiancata da due dipinti raffiguranti Santa Caterina dona l'abito a Gesù in veste di pellegrino e Gesù restituisce alla santa la crocetta che aveva ricevuto da lei in veste di pellegrino firmati e datati 1602 da Crescenzio Gambarelli. Sulla parete laterale della cappella si può ammirare, al centro, l’Apparizione di Caterina a santa Rosa da Lima che lavora al tombolo di Deifebo Burbarini (XVII secolo), e ai lati la Morte di santa Caterina e Santa Caterina che recita l'uffizio con Cristo, entrambe di Crescenzio Gambarelli e datate anch’esse 1602. I banconi di legno intagliato del coro sono di epoca rinascimentale.

  • LA CAPPELLA DI SANTA CATERINA - Sulla navata destra si apre la splendida cappella di Santa Caterina, voluta nel 1466 da Niccolò Bensi per custodire la reliquia della testa della santa. La testa era stata separata dal corpo esanime dal confessore della santa, il beato Raimondo da Capua, all'indomani della sua morte, sopraggiunta a Roma nel 1380. Fu quindi portata a Siena nel 1384 per assecondare le pressanti richieste dei senesi che volevano una reliquia della loro venerata santa. Al centro della cappella si trova un altare marmoreo scolpito da Giovanni di Stefano nel 1466, proprio su commissione di Niccolò Bensi al fine di custodire la testa-reliquia. Questa si trova al di là di una graticola, entro un piccolo reliquiario neogotico a forma di tempietto del XX secolo. Gli affreschi cinquecenteschi della cappella sono opera del Sodoma e di Francesco Vanni. Quello della parete sinistra raffigura la Decapitazione di Niccolò di Tuldo (un giovane condannato a morte e convertito poche ora prima dell'esecuzione da Caterina che lo assistette fino al patibolo) e fu dipinto dal Sodoma nel 1526. Sulla parete di fondo troviamo l'Estasi di santa Caterina (a sinistra) e lo Svenimento di santa Caterina causato dalla stimmate (a destra), anch'essi del Sodoma (1526), ritenuti tra i suoi lavori meglio riusciti. Sulla parete destra si vede invece la Liberazione di un'ossessa da parte di santa Caterina, opera del Vanni (circa 1593, olio su intornaco), di cui sono anche le pittura dell'arco della cappella (olio su intonaco, non affresco), raffiguranti Raimondo da Capua e Antonio Nacci (detto il "Caffarini"), autori rispettivamente della Legenda Maior e della Legenda Minor della santa. In alto, nel sott'arco, i Santi Luca e Girolamo del Sodoma. Il pavimento in tarsie marmoree è quattrocentesco ed è attribuito a Francesco di Giorgio. Raffigura probabilmente Orfeo e gli animali, scena della mitologia greca. I pilastri presentano articolate grottesche cinquecentesche. La cupola fu invece ricostruita dopo il terremoto del 1798. La piccola tavola che si trova a destra della cappella raffigura la Beata Caterina dei Lenzi, vissuta nel XV secolo e da non confondersi con la più famosa santa senese. Il dipinto è una riproduzione moderna dell'antica immagine che era assai venerata a Siena fino alla sua distruzione avvenuta nel 1939.

BASILICA DI SAN FRANCESCO
La basilica di San Francesco è tra le più importanti chiese di Siena, situata in piazza San Francesco. Eretta nel XIII secolo in stile romanico fu ingrandita nei due secoli successivi nell'immensa struttura gotica attuale. Conserva al suo interno la pisside con le Sacre Particole. La chiesa medievale gotica del 1326-1475 aveva una facciata coperta di fasce di marmo bianche e verdi, nello stile delle pareti laterali esterne del Duomo di Siena, un portale quattrocentesco di Francesco di Giorgio Martini e un rosone dello stesso autore. I lavori di restauro intrapresi alla fine del XIX secolo portarono alla sostituzione di tale facciata, ormai rovinata, con quella attuale in stile neogotico, fatta con laterizi e assai sobria. Tra le poche decorazioni si trovano un portale cuspidato in marmo che raffigura, nella lunetta, San Francesco e san Bernardino in adorazione della Vergine col Bambino e, in cima alla cuspide, il Cristo con la croce. Gli stemmi disseminati sulla facciata, anch'essi in marmo, rappresentano la città di Siena e le famiglie che hanno contribuito al mantenimento e restauro della chiesa. Il rosone è l'unico elemento antico, ereditato dalla facciata quattrocentesca di Francesco di Giorgio Martini. L'edificio presenta una pianta a croce egizia, con unica navata ampia coperta a capriate e senza cappelle sporgenti, un transetto anch'esso coperto a capriate e molte cappelle voltate a crociera su entrambi i lati, tutte terminanti con una parete piatta piuttosto che semicircolare. Essendo la pianta a croce egizia manca un coro ed un'abside, sostituito da una cappella centrale simile alle altre del transetto, se si eccettua la maggiore dimensione. Tale pianta seguiva lo schema dell'architettura cistercense ed era un semplificato modello architettonico degli ordini mendicanti, che mirava ad un tempo a creare un ambiente di estese dimensioni, estremamente adatto alla predicazione ad una vasta folla di fedeli, e dall'altro ad eliminare gli eccessi decorativi. Tutte le pareti interni sono caratterizzati da fasce di marmo bianco e verdi, sull'esempio del Duomo della stessa città. In seguito all'incendio del 1655 e al ripristino ottocentesco, l'ambiente interno è cambiato molto rispetto al passato, appare quasi disadorno, nonostante la recente ricollocazione dei dipinti originariamente ubicati negli altari barocchi demoliti nel XIX secolo. La proiezione verticale della navata è a due fasce con altari nella prima e finestre gotiche con vetrate nella seconda, bifore lungo la navata e una grande quadriforaabsidale. Tali vetrate sono ben 36, in tutta la chiesa, e furono fatte dalla vetreria F. Zettler di Monaco di Baviera intorno al 1885-1890. Di queste, 25 sono state rifatte dalla stessa vetreria poco dopo la seconda guerra mondiale, essendo state distrutte dai bombardamenti. Contiene un altare moderno in marmo disegnato da Giuseppe Partini e scolpito da Leopoldo Maccari (XIX secolo) e una bellissima vetrata, la maggiore della chiesa nonché una delle più belle vetrate moderne. Raffigura l'approvazione di Papa Onorio III della regola di San Francesco ed è opera della Vetreria F. Zettler di Monaco di Baviera del 1889 (rifatta dalla stessa vetreria nel 1952). Sulla parete sinistra sono esposti due busti raffiguranti i genitori del papa senese Pio II, Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri. Sono i resti delle tombe dei genitori del pontefice, commissionate dal pontefice stesso ad Antonio Federighi nel 1459, per onorare la memoria dei genitori scomparsi. Per l'occasione i corpi furono trasferiti da Pienza a questa chiesa. I maggiori tesori della chiesa si trovano proprio nelle otto cappelle del transetto ai lati della Cappella Maggiore (quattro a destra e quattro a sinistra). Partendo dalla prima cappella che si trova vicino alla parete di fondo a sinistra, è da segnalare un affresco staccato dal chiostro del convento, dipinto da Jacopo di Mino del Pellicciaio prima del 1396 e raffigurante la Maestà. Nella seconda cappella si trovano due affreschi di Ambrogio Lorenzetti staccati dalla Sala Capitolare del convento e risalenti al 1335-1340. Raffigurano storie di frati francescani e precisamente il Martirio di cinque frati francescani (a sinistra) e San Ludovico di Tolosa si congeda da papa Bonifacio VIII (a destra). Nella quarta cappella c’è invece un'opera del fratello di Ambrogio, Pietro Lorenzetti, un altro affresco staccato dalla Sala Capitolare e raffigurante la Crocifissione (1336-1337 circa). Nella quinta cappella, la prima dopo la cappella maggiore centrale, una Madonna col Bambino di Andrea Vanni (1398) risulta annerita, nonostante i recenti restauri, a causa dell’incendio del 1655. Questo dipinto e il crocifisso ligneo della navata sono le uniche opere “infiammabili” che si trovavano nella chiesa prima dell'incendio e a questo sopravvissute. La sesta cappella reca sulla parete destra il monumento funebre in marmo al cavaliere Cristoforo Felici, realizzato da Urbano da Cortona nel 1463. Nella cappella successiva da ammirare, sulla parete destra, un bassorilievo in marmo del 1340 circa di Giovanni d'Agostino, l’artista che copriva la carica di capomastro dell’Opera del Duomo in quegli anni. Rappresenta l'Assunzione di Maria. Nella stessa cappella, il polittico moderno neogotico al centro è degno di nota per essere una delle poche opere raffigurante san Massimiliano Kolbe, il padre francescano deportato ad Auschwitz che volle sostituirsi volontariamente ad un condannato a morte. La figura di Kolbe si trova a destra nel polittico ed è un'aggiunta di Aldo Marzi (1973) ad un polittico precedente di Pietro de Pezzatis (1898) con la Madonna e san Francesco. Il transetto contiene altre quattro cappelle sul lato opposto rispetto a quelle già descritte. Di queste la seconda e la quarta, numerate a partire dalla parete sinistra di fondo, preservano le Sacre Particole profanate nel 1730 e rimaste da allora miracolosamente incorrotte. Le particole vengono collocate nella seconda e quarta cappella in estate ed inverno, rispettivamente. La seconda cappella “estiva” fu realizzata da Lorenzo di Mariano detto il Marrina nel 1504, ma fu rifatta interamente nel XIX secolo. Dell’apparato originario rimane però soltanto il pavimento a graffito con le quattro Virtù cardinali. La quarta cappella “invernale” è decorata sulla sinistra da un finto polittico ad affresco della seconda metà del Trecento di Lippo Vanni, raffigurante la Madonna col Bambino e santi, staccato dal convento.

SANTUARIO DI SANTA CATERINA
Il Santuario di Santa Caterina si trova a Siena sulla Costa di Sant'Antonio. Il santuario incorpora l'antica dimora dei Benincasa, casa natale di santa Caterina e si articola in vari portici, loggiati, chiese e oratori. La zona della Conca di Vallechiara, ricca di acque convogliate a Fontebranda, era abitata da numerosi lavoratori della lana, che qui avevano le loro abitazioni, i laboratori e le tintorie. Tra questi vi era anche il padre della futura santa Caterina, Jacopo Benincasa. Il comune senese acquistò l'abitazione della santa (che apparteneva all'Arte della Lana) e altri edifici annessi per costruire un santuario subito dopo la canonizzazione di caterina, nel 1461. Nel 1464 avviarono le trasformazioni. La casa della santa affaccia ancora oggi sul vicolo del Tiratoio, ed è riconoscibile per il portale rinascimentale in pietra con l'iscrizione "Sponsae Kristi Catherine Domus" e per la loggetta soprastante, con colonnine in cotto. Al complesso si accede dal neorinascimentale portico dei Comuni d'Italia, voluto dall'arcivescovo di Siena Mario Toccabelli per festeggiare la proclamazione di santa Caterina a Patrona d'Italia da parte di papa Pio XII nel 1939, proclamazione chiesta a gran voce dall'arcivescovo stesso (l'evento è ricordato da una targa). Il portico fu iniziato nel 1941, anno in cui ogni comune d'Italia contribuì alle spese della sua costruzione con una cifra simbolica equivalente al costo di un mattone. Da questo fatto curioso deriva il nome del portico. I lavori furono subito interrotti a causa della guerra, e furono terminati solo nel 1947. Il portico riporta anche i busti dei vari papi che riconobbero la santità e l'importanza di santa Caterina nella storia della chiesa. Questi includono Pio II, che la proclamò santa nel 1461, Pio XIII, che la proclamò patrona d'Italia, Paolo VI, che la nominò Dottore della Chiesa nel 1970, e Giovanni Paolo II, che la proclamò patrona d'Europa nel 1999. Il portico include anche un pozzo rinascimentale, progettato forse da Baldassarre Peruzzi nella prima metà del Cinquecento. Si accede quindi ad altri due loggiati, di cui il primo, più antico, fu eretto nel 1530-1550 da Giovan Battista Pelori, allievo del più famoso Baldassarre Peruzzi. Il secondo loggiato è moderno e reca una statua in stucco di grosse dimensioni, raffigurante Santa Caterina e progettata come modello della statua che si trova sulla fortezza. Accessibile dal terzo portico, la chiesa del Crocifisso fu costruita tra il 1614 e il 1623, sul terreno che secondo la tradizione ospitava l'orto della famiglia Benincasa. Scopo della sua costruzione era quello di ospitare il "Crocifisso" miracoloso dal quale Caterina ricevette le stimmate nel 1375. Il crocifisso, di scuola pisana e risalente alla fine del XII secolo, proviene dalla chiesa di Santa Cristina a Pisa, teatro dell'evento miracoloso. Fino al 1623, anno di consacrazione della chiesa, il crocifisso si trovava nel sottostante oratorio della Camera ed è ora collocato nell'altare maggiore entro una cornice dorata e fiancheggiato da sportelli cinquecenteschi dipinti da Bartolomeo Neroni, con le figure di Santa Caterina e San Girolamo. L'altare di marmo è invece del fiorentino Tommaso Redi e risale al 1649.
La chiesa contiene varie tele seicentesche, dipinte da vari autori e raffiguranti scene della vita di santa Caterina. Tra queste l'Apoteosi di santa Caterina di rutilio Manetti (altare a sinistra), Santa Caterina e Gregorio XI di Sebastiano Conca (altare di destra)[1].Mirabile è la volta affrescata nel 1701-1703 da Giuseppe Nicola Nasini con la Glorificazione di santa Caterina. Nella chiesa è conservata anche una lampada votiva in bronzo voluta dalle madri dei soldati caduti nella seconda guerra mondiale. L'olio per alimentare la fiamma della lampada viene offerto ogni anno, in occasione di precise ricorrenze, da un Comune italiano o da un'associazione. Di fronte alla chiesa del Crocifisso si trova l'oratorio Superiore o "della Cucina". Questo locale era in origine la cucina della famiglia Benincasa (famiglia della santa) e contiene ancora oggi, sotto l'altare, i resti del focolare, sui cui tizzoni ardenti Caterina cadde in estasi rimanendo illesa. La cucina fu trasformata in Sala di riunioni dalla Confraternita della Santa nel 1482-1483. Nel 1550-1555 fu ampliato inglobando altri locali adiacenti e fu quindi terminato nel 1661. Entro la fine del 1500 l'oratorio fu dotato del pavimento maiolicato (rifatto nel 1600 da Girolamo di Marco), del soffitto a cassettoni con rosono dorati (restaurati nel 1594) e del coro ligneo.

CHIESA DI SANTO SPIRITO
La chiesa di Santo Spirito si trova in piazza Santo Spirito. Ricostruita quasi completamente tra il 1498 e il 1504, ha l'esterno in cotto, con una facciata a capanna impreziosita dal bel portale rinascimentale attribuito a Baldassarre Peruzzi (1519). Ha una cupola dotata di tamburo, attribuita a Guidoccio Cozzarelli (1508). Nell'interno a navata unica sono presenti numerose opere d'arte, tra le quali di particolare rilievo sono, nella cappella degli Spagnoli, il San Jacopo di Compostela che sconfigge i mori, dipinto nel 1530 da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, e, dello stesso autore, altri affreschi che incorniciano tavole, oltre a un raro presepio in terracotta dipinta di Ambrogio della Robbia (1504). Nella seconda cappella di destra una statua lignea di San Vincenzo Ferrer di Guidoccio Cozzarelli, e nella terza era presente l'Incoronazione della Vergine di Domenico Beccafumi, oggi spostata nella Pinacoteca nazionale di Siena. Nelle cappelle di sinistra l'Assunta tra i santi Francesco e Caterina da Siena attribuita a Giacomo Pacchiarotti (prima cappella), Santa Caterina da Siena, statua lignea forse del Cozzarelli (seconda cappella), l'Incoronazione di Maria di Girolamo del Pacchia affiancata da due statue in terracotta (Madonna e San Girolamo) dell'inizio del Cinquecento, e una Croce dipinta da Luca di Tommè (terza cappella). Nel transetto destro è la pala con il Miracolo di san Giacinto di Francesco Vanni, circondata da vivaci affreschi del fratellastro Ventura Salimbeni con Storie di san Giacinto. Nella sacrestia, ricavata dall'antico chiostro, si trova un bell'affresco del 1516 opera di Fra' Paolino da Pistoia. Sui pilastri ai lati dell'altare maggiore sono Quattro santi di Rutilio Manetti e nel catino absidale la Pentecoste di Giuseppe Nicola Nasini.

ORATORIO DELLA COMPAGNIA DI SAN BERNARDINO
L'oratorio della Compagnia di San Bernardino a Siena è un luogo di culto in piazza San Francesco, dove è stato sistemato, grazie ad alcune sale attigue, il Museo diocesano di arte sacra. L'oratorio presenta una facciata a capanna in mattoni, abbellita da un portale in travertino datato 1574 e, in alto, da un disco raggiato con il trigramma bernardiniano. È organizzato su due livelli: quello superiore ha il soffitto a cassettoni, decorato da teste con cherubini, e le pareti in legno con decorazioni a stucco di Ventura Turapilli (1496). Tra i pilastri inoltre si trova un celebre ciclo di affreschi con Storie della Vergine, del Sodoma, di Girolamo del Pacchia e del Beccafumi, realizzato tra il 1518 e il 1532. Evidenti sono nel ciclo le memorie delle opere romane di Michelangelo e Raffaello, in particolare la volta della Cappella Sistina e le Stanze Vaticane. All'altare si trova una quattrocentesca Madonna col Bambino di Sano di Pietro. Nel vestibolo un gonfalone dipinto su entrambi i lati di Francesco Vanni e un rilievo di Giovanni d'Agostino (Madonna col Bambino e due angeli, 1341), unica sua opera firmata e datata. Da questo ambiente si scende all'oratorio inferiore, con decorazioni seicentesche di Ventura Salimbeni, Rutilio Manetti, ecc. All'altare una Madonna col Bambino tra i santi Bertolomeo e Ansano della prima metà del Cinquecento. Nelle nicchie in fondo alle pareti laterali si trovano due sculture in terracotta verbiciata di bianco a imitazione del marmo con San Bernardino e Santa Caterina, del XVI secolo. Il Museo diocesano permette di ammirare una panoramica della pittura senese a cavallo tra il XIV e il XVII secolo. Alcuni affreschi, provenienti dalla chiesa di San Francesco, sono opera di Pietro Lorenzetti e Ambrogio Lorenzetti, quest'ultimo autore anche della Madonna del Latte. Il Vecchietta dipinse nel XV secolo una pala del Cristo in pietà, completato da un gruppo in legno policromo dello stesso autore. Al Cinque-Seicento risalgono le pale nella piccola quadreria detta la "Soffitta": un Cristo portacroce di Domenico Beccafumi, alcune piccole tavole del Sodoma e del Riccio, oltre ad opere di Ventura Salimbeni, Alessandro Casolani, Rutilio Manetti e Bernardino Mei.

BASILICA DELL'OSSERVANZA
La Basilica dell'Osservanza sorge a Siena sul Colle della Capriola (strada dell'Osservanza), in cui dimorò san Bernardino, ed è la più importante delle chiese fuori della città. Venne costruita verso il 1490 probabilmente su progetto di Francesco di Giorgio Martini e fu ampliata tra il 1495 e il 1496 dal Magnifico despota Pandolfo Petrucci per accogliere la nuova cripta, la tomba della famiglia e per ingrandire il convento. Costruito seguendo i dettami dello Stile della Rinascenza, il primitivo complesso venne danneggiato durante l'assedio di Siena del 1554 e dopo essere stato ricostruito in epoca barocca subì un pesante intervento di restauro tra il 1922 e il 1932. Durante la seconda guerra mondiale venne quasi totalmente distrutto dai bombardamenti americani il 23 gennaio 1944, ma nel dopoguerra un ambizioso progetto di ricostruzione riuscì a ridare alla basilica l'aspetto originale grazie a fotografie e testimonianze dei frati del convento.

BASILICA DI SANTA MARIA DEI SERVI
La basilica di Santa Maria dei Servi, il cui nome completo è San Clemente in Santa Maria dei Servi è una basilica che si trova sul colle che domina Valdimontone, in piazza Manzoni. Si accede alla basilica da un'alta gradinata. La facciata è semplice e grezza, con un postale e due rosoni. Accanti si innalza un poderoso campanile romanico ducentesco, restaurato radicamente nel 1926. La pianta della chiesa è a croce egizia, con un corpo longitudinale a tre navate e cinque campate, un transetto sporgente dotato di cappelle terminali e cinque cappelle ricavate dalla parete di fondo della chiesa. Di queste cinque, la cappella centrale maggiore è più alta, larga e profonda. Lo stile rinascimentale fiorentino domina nel corpo longitudinale, costruito da Ventura Turapilli nel 1471-1528 su disegno di Baldassarre Peruzzi o del Porrina. Questo è impostato sul contrasto tra l’intonaco bianco e la pietra serena grigia, su archi a tutto sesto con cassettoni dipinti entro l’arco, capitelli in stile corinzio con imposta d’arco rialzata e travi in ferro a stabilizzare gli archi. Tuttavia, a differenza delle chiese rinascimentali fiorentine la volta della navata centrale è dotata di archi trasversali entro cui su collocano volte a crociera. A crociera sono anche le volte delle navate laterali, dove dominano archi a sesto acuto. Entro le pareti delle navate laterali sono scavate nicchie con volte a botte e cassettoni dipinti entro cui sono collocati altari barocchi. Fa eccezione la prima cappella a destra, che è ricavata entro il campanile e quindi più profonda e strutturalmente diversa dalle altre. Tra le molte opere conservate entro questi altari si segnalano: Prima cappella a destra: avanzi di affreschi tercenteschi, tra cui una Madonna che libera le anime del Purgatorio.
Seconda cappella a destra: Madonna del Bordone, unica opera firmata di Coppo di Marcovaldo del 1261. Fu dipinta dall’artista fiorentino catturato dai senesi in seguito alla battaglia di Montaperti (1260) per permettere la propria liberazione. Il volto della Madonna fu rifatto da un’artista seguace di Duccio di Buoninsegna.
Terza cappella a destra: Natività di Maria di Rutilio Manetti (1625).
Quarta cappella a destra: Madonna coi sette santi fondatori di Alessandro Franchi.
Quinta cappella a destra Strage degli Innocenti e Madonna col Bambino, santi e committenti di Matteo di Giovanni (1491).
Prima cappella a sinistra: Annunciazione di Francesco Vanni (fine XVI secolo-inizio XVII secolo).
Seconda cappella a sinistra: Madonna di Belvedere di Jacopo di Mino del Pellicciaio (1364).
Quarta cappella a sinistra: Madonna e santi di Francesco Curradi e alla parete Adorazione dei pastori di Alessandro Casolani.
Alla prima colonna destra un'elegante acquasantiera con parti della fine del Duecento. Lo stile rinascimentale che caratterizza le tre navate del corpo longitudinale si ritrova anche nei bracci del transetto. Le cappelle del presbiterio invece sono in stile gotico, risalenti ai primi due secoli della costruzione dell’edificio (XIII e XIV), anche se molte decorazioni sono neogotiche, dei secoli XIX e XX. Le cappelle sono in tutto sette, cinque sulla parete di fondo della chiesa (di cui una centrale maggiore più voluminosa) e due a livello delle terminazioni del transetto. Sono molte le opere d’arte in esse contenute, soprattutto del Trecento. Tra queste si segnala:
Cappella alla testa del transetto di destra: grande Croce dipinta attribuita a Ugolino di Nerio o Niccolò di Segna (1331-1345); al di sotto troviamo il corpo incorrotto del beato Francesco Patrizi (1266-1328), dell'Ordine dei Servi di Maria. Alla parete un Angelo annunciante di Francesco Vanni.
Sopra la porta della sagrestia: Madonna col Bambino di Segna di Bonaventura (primo quarto del XIV secolo).
Prima cappella di destra: tela raffigurante la Madonna col Bambino di Lippo Memmi (circa 1325); la tela è in realtà una copia dell’originale conservato alla Pinacoteca Nazionale di Siena. Nella stessa cappella è visibile un affresco raffigurante la Strage degli innocenti, attribuito a Pietro Lorenzetti con la collaborazione dei fratelli Francesco e Niccolò di Segna (1335-1348). La figura di Sant’Agnese è invece del solo Pietro Lorenzetti o della sua scuola.
Seconda cappella di destra: Trittico dell'Immacolata concezione e santi di Alessandro Franchi; sull'arcone una Pietà in terracotta a bassorilievo, dell'ambito di Guidoccio Cozzarelli.
Cappella centrale: Incoronazione della Vergine e santi di Bernardino Fungai (1498-1501)
Prima cappella di sinistra: tela con Adorazione dei pastori di Taddeo di Bartolo (1404); sulle pareti affreschi con Banchetto di Erode, San Gioacchino e San Gregorio (parete destra), Ascensione di san Giovanni Evangelista, San Giuseppe e Sant’Ambrogio (parete sinistra), della scuola di Pietro Lorenzetti (1335-1348).
Cappella alla testa del transetto di sinistra: Madonna della Misericordia di Giovanni di Paolo (1431); al di sotto reliquario e urna del Beato Gioacchino Piccolomini (1258-1305), dell'Ordine dei Servi di Maria; sulle pareti la Messa del beato Gioacchino Piccolomini di Rutilio Manetti e la Madonna protegge Siena in tempo di peste di Astolfo Petrazzi; quest'ultima opera racchiude la tavola più piccola della Madonna col Bambino di Francesco Vanni.

LA FORTEZZA MEDICEA
Nota anche come Forte di Santa Barbara, è un forte eretto tra il 1561 e il 1563, su ordine del duca di Firenze Cosimo I de' Medici. La fortezza sorge in prossimità del quartiere di San Prospero, a fianco dello Stadio Artemio Franchi. Edificata in origine con una forma a "L", la Fortezza Medicea fu successivamente trasformata nella struttura a quadrilatero come oggi si presenta. Su ogni angolo del forte, costruito in laterizi, si ergono imponenti bastioni cuneiformi, su tre dei quali è affisso lo stemma mediceo in travertino, sovrastante una testa di leone; sul bastione rivolto a sud, invece, è rimasta la sola testa di leone. La fortezza presenta notevoli dimensioni: il quadrilatero interno è lungo circa 180 metri e largo 125, mentre gli spigoli più esterni dei bastioni descrivono un quadrilatero esterno di circa 200 metri di larghezza e 270 di lunghezza. L'intero perimetro esterno della fortezza misura circa 1.500 metri. L'ingresso della Fortezza si trova sul lato di nord-est, in prossimità dei giardini della Lizza. All'interno, lungo la sommità delle mura, corrono ampi passaggi, muniti di alberi e panchine. Al centro, nella spianata, è stata realizzata una struttura a forma di anfiteatro, al fine di ospitare gli spettacoli estivi all'aperto. Al suo esterno, la fortezza è affiancata a est dallo Stadio Franchi e a nord dai giardini della Lizza. Lungo il lato di sud-ovest, sorgono i giardini della fortezza. A fianco del lato di sud-est, rivolto verso il centro storico cittadino, è stata eretta una statua raffigurante santa Caterina da Siena.

LE MURA
Le Mura di Siena sono l'antiche cerchia difensiva della città. Risalenti soprattutto al medioevo, sono in larga parte conservate. Non si hanno notizie di mura dell'antica Saena Julia, cittadina secondaria dell'Etruria estruca prima e romana poi. Una prima cerchia di mura risale all'alto medioevo e comprendeva la città "vecchia", cioè Castelvecchio, e la zona della platea epicolapale, cioè la zona del Duomo e tutte le pertinenza. La prima cerchia correva dietro l'attuale complesso di Santa Maria della Scala, lungo le vie Franciosa e dei Pellegrini per affacciarsi lungo lo slargo del Campo, dove si apriva, almeno dall'XI secolo, la Porta Salaria, corrispondente all'attuale Costarella dei Barbieri. Proseguivano lungo via del Casato di Sotto fino alla Porta Oria, su via del Capitano, poi in via Tommaso Pendola e in via del Fosso di Sant'Ansano, dove si aprivano le Due Porte, poi dette di Vallepiatta o dei Canonici; infine seguendo l'avvallamento ancora oggi inedificato, costeggiavano la parte posteriore degli edifici lungo via del Capitano, con un'altima porta, detta del Verchione. A differenza di altre città italiane, forse per la natura impervia del territorio, a Siena non si ebbero nuove cerchie murarie che inglobavano le precedenti, ma piuttosto si trattò sempre di ampliamenti, ora su un alto, ora sull'altro, che inglobavano nuove zone riallacciandosi al tracciato esistente. Talvolta si superava un tracciato esistente, smantellandolo. Nella prima metà del XII secolo si ebbe un significativo ampliamento, che andò a inglobare tutta la zona del Mercatale (attuali piazza del Campo e piazza del Mercato) e buona parte del terzo di Camollia, dove passava la Francigena, fino all'attuale Porta Camollia, punto più a nord del tracciato. Alle porta già esistenti si aggiunsero la Porta Salaria, su via di Fontebranda, la Porta di San Prospero, sull'attuale viale Rinaldo Franci, la Porta di Pescaia, in via di Fontegiusta, la già citata Camollia, la porta di San Vigilio, oggi dietro palazzo Salimbeni, la Porta dei Provenzani, vicino Santa Maria di Provenzano, e la vecchia Porta Romana, che si trovava all'altezza di Santo Spirito. A partire dal 1180 a fino all'inizio del nuovo secolo si ebbe un successivo ampliamento che riguardò la parte est del Terzo di Camollia e quella sud del Terzo di Città. da Porta Camollia venne teso un lungo filo di mura che arriva tuttora fino alla Porta San Lorenzo, poi la Porta a Ovile e la Porta dei Frati Minori, in corrispondenza di piazza San Francesco. Seguono la Porta dei Salvani, la porta di Follonica, l'antica Porta di San Maurizio al Ponte (oggi l'arco in via di Pantaneto), la Porta di Val di Montone (o del Borgo Nuovo di Santa Maria). Lungo Castelvecchio si susseguivano poi la Porta di San Giuseppe, la Porta all'Arco e la Porta Oria (Aurea). A metà del XIII secolo si procedette a un altro ampliamento, che riguardò il terzo di San Martino. Nuove porte furono quelle di Busseto, di San Viene, di Fontebranda e la seconda Porta Romana, questa volta spostata a sud fino al piazzale dove si trova il Museo della Società degli Esecutori di Pie Disposizioni. Nel 1270, per migliorare la difesa cittadina contro i nemici provenienti da nord (essenzialmente Firenze e i suoi alleati, si costruì l'Antiporto di Camollia. Nel pieno del boom economico, sociale ed artistico cittadino, dal 1290 si avviò un nuovo ampliamento, che inglobò tutta la parte sud della città fino al confine murario tuttora esistente. La cinta, dotata di torri, avviava dall'esistente Porta di Busseto a Porta Pispini, poi all'attuale Porta Romana, proseguendo per Porta Tufi, Porta San Marco e Porta Laterina. Il progetto originario prevedeva dimensioni ben più ampie, ma restò in larga parte inattuato. Dopo la crisi demografica della peste nera (1348), la città restò a lungo spopolata entro le proprie mura. Solo nel Quattrocento venne ampliata una porzione in modo da cingere la basilica di San Francesco, fino ad allora rimasta al di fuori. Non fu aperta nessuna nuova porta. Dopo la presa da parte dei fiorentini, al tempo della dominazione medicea, la città non presentava problemi di fortificazione, se non quelli legati alla difesa dei fiorentini contro possibili insurrezioni. Per questo le mura di Siena non vennero aggiornate "alla moderna", ma ci si limitò a costruire il Forte di Santa Barbara (1560) a pianta stellare, collocato a nord ovest della città.

PORTA ROMANA
Porta Romana è una delle antiche porte nelle mura di Siena, situata sul percorso dell'antica Via Cassia. Fu innalzata nel 1327-1328 da Agnolo di Ventura e Agostino di Giovanni, munita di merli e di un antemurale di difesa. Nel 1417 venne commissionata a Taddeo di Bartolo la pittura che la doveva ornare con la raffigurazione della Vergine, al pari della altre porte cittadine, a impetrare la protezione divina sulla città. L'opera fu continuata nel Stefano di Giovanni detto il Sassetta e alla morte dell'artista, tre anni dopo, fu affidata a Sano di Pietro che la terminò finalmente nel 1466. La raffigurazione si stendeva con una Gloria di angeli nel sottarco e con l' Incoronazione della Vergine nell'arcone centrale; nel 1978 per l'avanzato degrado gli affreschi vennero staccati e trasferiti nella basilica di San Francesco.

PORTA CAMOLLIA
Porta Camollìa è una delle antiche porte nelle mura di Siena. È situata alla fine di via Camollia, nel territorio della Contrada Sovrana dell'Istrice. Il nome della porta si lega alla leggenda della fondazione di Siena, secondo la quale nell VII secolo a.C. Romolo avrebbe inviato Camulio per catturare i nipoti Senio e Ascanio. Il condottiero Camulio si stabilì con il proprio accampamento nella zona dove sorge l'attuale Porta. Nel corso dei secoli Porta Camollia fu la porta più difesa della città di Siena, essendo la Porta cittadina d'ingresso per chi proveniva da Firenze. L'attuale costruzione risale al 1604: l'originale Porta costruita nel XIII secolo venne infatti distrutta durante l'assedio di Siena del 1555. Fu progettata da Alessandro Casolari, e decorata dallo scultore Domenico Cafaggi. A sostegno della sua funzione difensiva, nel 1270 le venne costruito poco distante l'Antiporto di Camollia, un'ulteriore protezione all'ingresso settentrionale della città.

ANTIPORTO DI CAMOLLIA
Il cosiddetto Antiporto di Camollia è una fortificazione di Siena, situata in via Vittorio Emanuele II. Costruito nel 1270 per fornire un'ulteriore protezione all'ingresso settentrionale della città, venne dotata di una seconda porta più esterna nel Seicento. Reca all'interno rare tracce della decorazione pittorica che vi era stata stesa a più riprese nel corso dei secoli. L'Assunzione della Vergine, dipinta secondo la tradizione da Simone Martini, aveva lasciato il posto all'affresco di soggetto analogo commissionato ad Alessandro Casolani nel 1585 e terminato nel 1589; ancora nuovi interventi e restauri furono effettuati alla fine del Seicento, prima da Antonio Nasini (1685) poi dal fratello Giuseppe Nicola (1699). Durante il bombardamento del 1944 crollò quest'ultima stesura di intonaco, scoprendo nuovamente la pittura del Casolani, della quale si possono ancora leggere alcuni brani.


BREVE STORIA DI SIENA

Siena fu fondata come colonia romana al tempo dell'Imperatore Augusto e prese il nome di Saena Iulia. All'interno del centro storico senese sono stati ritrovati dei siti di epoca etrusca, che possono far pensare alla fondazione della città da parte degli etruschi. Il primo documento noto in cui viene citata la comunità senese risale al 70 e porta la firma di Tacito che, nel IV libro delle Historiae, riporta il seguente episodio: il senatore Manlio Patruito riferì a Roma di essere stato malmenato e ridicolizzato con un finto funerale durante la sua visita ufficiale a Saena Iulia, piccola colonia militare della Tuscia. Il Senato romano decise di punire i principali colpevoli e di richiamare severamente i senesi a un maggiore rispetto verso l'autorità. Dell'alto Medioevo non si hanno documenti che possano illuminare intorno ai casi della vita civile a Siena. C'è qualche notizia relativa alla istituzione del vescovado e della diocesi, specialmente per le questioni sorte fra il Vescovo di Siena e quello di Arezzo, a causa dei confini della zona giurisdizionale di ciascuno: questioni nelle quali intervenne il re longobardo Liutprando, pronunciando sentenza a favore della diocesi aretina. Ma i senesi non furono soddisfatti e pertanto nell'anno 853, quando l'Italia passò dalla dominazione longobarda a quella franca, riuscirono ad ottenere l'annullamento della sentenza emanata dal re Liutprando. Pare, dunque, che al tempo dei Longobardi, Siena fosse governata da un gastaldo, rappresentante del re: Gastaldo che fu poi sostituito da un Conte imperiale dopo l'incoronazione di Carlo Magno. Il primo conte di cui si hanno notizie concrete fu Winigi, figlio di Ranieri, nel 867. Dopo il 900 regnava a Siena l'imperatore Ludovico III, il cui regno non durò così a lungo, dal momento che nel 903 le cronache raccontano di un ritorno dei conti al potere sotto il nuovo governo del re Berengario. Siena si ritrova nel X secolo al centro di importanti vie commerciali che portavano a Roma e, grazie a ciò divenne un'importante città medievale. Nel XII secolo la città si dota di ordinamenti comunali di tipo consolare, comincia a espandere il proprio territorio e stringe le prime alleanze. Questa situazione di rilevanza sia politica che economica, portano Siena a combattere per i domini settentrionali della Toscana, contro Firenze. Dalla prima metà del XII secolo in poi Siena prospera e diventa un importante centro commerciale, tenendo buoni rapporti con lo Stato della Chiesa; i banchieri senesi erano un punto di riferimento per le autorità di Roma, le quali si rivolgevano a loro per prestiti o finanziamenti. Alla fine del XII secolo Siena, sostenendo la causa ghibellina (anche se non mancavano, le famiglie senesi di parte guelfa, in sintonia con Firenze), si ritrovò nuovamente contro Firenze di parte guelfa: celebre è la vittoria sui toscani guelfi nella battaglia di Montaperti, del 1260, celebrata anche da Dante Alighieri. Ma dopo qualche anno i senesi ebbero la peggio nella battaglia di Colle Val d'Elsa, del 1269, che portò in seguito, nel 1287, all'ascesa del Governo dei Nove, di parte guelfa. Sotto questo nuovo governo, Siena raggiunse il suo massimo splendore, sia economico che culturale. Dopo la peste del 1348, cominciò la lenta decadenza della Repubblica di Siena, che comunque non precluse la strada all'espansione territoriale senese, che fino al giorno della caduta della Repubblica comprendeva un terzo della Toscana. La fine della Repubblica Senese, forse l'unico Stato occidentale ad attuare una democrazia pura a favore del popolo, avvenne il 25 aprile 1555, quando la città, dopo un assedio di oltre un anno, dovette arrendersi stremata dalla fame, all'impero di Carlo V, spalleggiato dai fiorentini, che cedette in feudo il territorio della Repubblica ai Medici, Signori di Firenze, per ripagarli delle spese sostenute durante la guerra. Per l'ennesima volta i cittadini senesi riuscirono a tenere testa ad un imperatore, che solo grazie alle proprie smisurate risorse poté piegare la fiera resistenza di questa piccola Repubblica e dei suoi cittadini. Dopo la caduta della Repubblica pochi senesi guidati peraltro dall'esule fiorentino Piero Strozzi, non volendo accettare la caduta della Repubblica, si rifugiarono in Montalcino, creando la Repubblica di Siena riparata in Montalcino, mantenendo l'alleanza con la Francia, che continuò ad esercitare il proprio potere sulla parte meridionale del territorio della Repubblica, creando notevoli problemi alle truppe dei fiorentini. Essa visse fino al 31 maggio del 1559 quando fu tradita dagli alleati francesi, che Siena aveva sempre sostenuto, che concludendo la pace di Cateau-Cambrésis con l'imperatore Carlo V, cedettero di fatto la Repubblica ai fiorentini.

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